Guillermo Vázquez Zamarbide

Arte e cultura

Pittore e architetto argentino con sede a Tenerife.

“Con la mia pittura pretendo che le persone siano incoraggiate
a cercare il loro centro e a armonizzarsi con l’universo in qualche modo”

Chi è Guillermo Vázquez Zamarbide?

Ho iniziato essendo un cercatore e ora, invece, sto trovando cose. Devi essere un testimone, lasciare che le cose accadano e intrometterti il meno possibile. Con la pittura si diventa una sorta di canale e tutto accade per interpretare ciò che succede nel suo stato puro che, quando viene maneggiato, si altera. Per 3 anni ho sviluppato sensazioni vicino all’inconscio superficiale, quello vicino al sogno. Questa specie di percorso interiore in cui mi trovo mi ha dato molti temi per dipingere.

Con le tue mostre cerchi di evocare sentimenti che invitano all’introspezione. Símbolos íntimos (Simboli intimi), Eternidad al instante (Eternità all’instante) sono alcuni dei loro titoli. Da dove viene quel bisogno?

Fondamentalmente deriva da un cambiamento radicale di vita. Ho cercato di sfruttare l’incontro che avviene con ciò che la vita ti propone tentando di plasmare le cose che mi causavano una certa pace. La solitudine diventa una compagnia quando ti rendi conto che puoi contare su te stesso.

Perché pensi che si produca una connessione tra una persona e la tua opera d’arte?

Credo nel concetto dell’inconscio collettivo di Jung, in cui la psiche si esprime oltre la ragione. In qualche modo c’è un sistema di simboli che abbiamo latente, sia per averli vissuti sia perché provengono da qualche parte. Penso che quando una persona è sensibilizzata con un quadro è perché, in qualche modo, le hai toccato il cuore.

Hai la chiara intenzione di produrre questa reazione quando stai lavorando ad una opera?

Credo che l’opera d’arte arrivi. Cerco di non vestirla troppo, ma di farla andare nuda. Che vada direttamente allo spettatore. Sono molto interessato a sviluppare il concetto degli opposti complementari, che credo avvengano sia nella vita che nella pittura. Ci sono colori che sensibilizzano più di altri. Sono colori che si armonizzano maggiormente con quella tonalità con cui sogniamo.

Come procedi nel tuo lavoro?

Dipingo ogni giorno. Cerco di convincere la musa a inspirarmi lavorando. Mi alzo, preparo un mate e quando sono ancora connesso a quello che so che è lì, cerco di andare alla tela. Sono lavori intensi, ma non rimangono incompiuti per molto tempo. Dato che non è un dipinto di grande formato, tutto ciò che faccio sulla tela cambia ad ogni movimento, e ho bisogno di una risposta immediata in modo da poter produrre le textures che voglio ottenere con la mia tavolozza. È una tecnica molto diretta.

In che modo l’architettura ha influenzato il tuo lavoro, essendo un architetto?

Soprattutto nella tecnica, nella prospettiva e nell’avere il concetto molto radicato. Questo mi consente di astrarmi da un punto di vista normale. La parte della motivazione non deriva dall’architettura. Il mio approccio deriva da una visione che percepisco.

Nel tuo lavoro è presente il paesaggio, ma è piuttosto un paesaggio interiore. Cosa intendi mostrare con quello?

Pretendo che le persone siano incoraggiate a cercare il loro centro e ad armonizzarsi con l’universo in qualche modo. È un modo per ritrovare te stesso, come una sorta di mappa per continuare ad approfondire e trovare, quindi, la tua strada; un percorso di cui ti innamori quando lo trovi. Per me l’obiettivo della vita è vivere in uno stato d’amore e che, passando, contagi con questo amore il mondo intero.

Pensi che questa fessura che si verifica quando ti avvicini al subconscio, di cui parli molto nel tuo lavoro, influenzi in qualche modo la creatività?

Penso che la creatività sia un modo per rompere, far muovere le cose, iniziare qualcosa di nuovo e uscire dagli schemi già costruiti. Suggerire un altro mondo che sia utopico. Questa è la parte che ci differenzia dagli animali. Essendo consapevoli di noi stessi abbiamo quella capacità e quel privilegio di creare cose buone che facciano bene a tutti.

E infine, cosa diresti a una persona che si trova per la prima volta di fronte al tuo lavoro?

Penso che le persone un pò disperate possano connettersi con il mio lavoro più rapidamente di una persona felice. Quando ti fai domande e non sei in quello stato di confort che non ti fa pensare a niente, sei più sensibile a tutto. Per capire una poesia o un dipinto, per esempio. Lo stato di confort per me uccide l’artista, lo mette in una sorta di letargo e in cui non ha nulla da dire. L’arte è una specie di genio che appare non appena hai il cuore aperto.

Guillermo Vázquez Zamarbide

Pittore e architetto argentino con sede a Tenerife.

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